Ricette ai defunti, truffa a Bologna e dintorni
Sei persone agli arresti domiciliari per truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale: ottenevano rimborsi per farmaci costosissimi che erano però prescritti a pazienti ignari o addirittura già morti. I sei sono due dirigenti di una industria farmaceutica, la ‘Italfarmaco’ di Milano, un informatore scientifico, diversi farmacisti e decine di medici emiliano-romagnoli, compiacenti o corrotti. Sono i protagonisti di una truffa da oltre un milione di euro al Servizio Sanitario Nazionale scoperta dai carabinieri del Nas di Bologna. Ecco i nomi. Due dirigenti della ‘Italfarmaco’ di Cinisello Balsamo: Lucio Leonardi, 48 anni, di Foligno, direttore della business unit immuno-oncologica, e Stefano Settimi, 54 anni di Roma, capo area manager per l’Italia Centrale; inoltre il bolognese Daniele Naldi, 49 anni, informatore scientifico per la stessa azienda. Analoghi provvedimenti hanno raggiunto Roberto Dall’Osso, 35 anni, bolognese, titolare della farmacia Lodi di via Andrea Costa a Bologna, una ex collaboratrice della stessa farmacia, Milena Disteso, 64 anni, e Maurizio Bolognini, 35 anni, contitolare dell’omonima farmacia di Castelbolognese (Ravenna). Nell’indagine e’ coinvolta un’altra farmacia di Bologna (la ‘Della Regina’ di via Nazario Sauro), la cui responsabile e’ indagata a piede libero perche’ il volume d’affari legato alla truffa accertato dai carabinieri e’ risultato molto inferiore rispetto a quello di altre farmacie: circa 100.000 euro, contro i 574.000 della ‘Lodi’ (quasi meta’ dell’intero ammontare della truffa) e i 402.000 della ‘Bolognini’. L’indagine ‘Farmamarket’ ha portato a sei provvedimenti di custodia cautelare agli arresti domiciliari e alla denuncia in stato di liberta’ di 43 persone, 38 delle quali medici. Tutti gli indagati sono accusati di associazione per delinquere, truffa ai danni del sistema sanitario e falso, e 5 medici anche di corruzione. L’organizzazione avrebbe intascato indebitamente rimborsi per quasi un milione e duecentomila euro dal SSN, in particolare dalle Ausl di Bologna e Ravenna, grazie a ricette fittizie di costose specialita’ antitumorali e antimicotiche, come Longastatina, Myelostim e Triasporin. I farmaci (una confezione di Longastatina costa 1.395 euro) venivano prescritti a pazienti ignari, o addirittura deceduti. A guadagnarci, secondo gli investigatori del Nas, erano un po’ tutti i componenti dell’organizzazione: l’industria farmaceutica aumentava il proprio fatturato vendendo migliaia di prodotti, a un prezzo scontato fino al 30%, ai farmacisti ‘amici’. Questi ultimi, simulando la vendita su ricetta dei medicinali di fascia A, incassavano integralmente i rimborsi dallo Stato, poi rivendevano gli stessi farmaci sul mercato clandestino, oppure li smaltivano in modo illegale. I medici compiacenti che firmavano le ricette, infine, ottenevano favori o regali: viaggi premio, computer, elettrodomestici e prodotti di elettronica. Il sistema era collaudato e, per i carabinieri, andava avanti da piu’ di due anni. Nel corso delle indagini sono state recuperate circa 3.500 confezioni defustellate di farmaci, per un valore di oltre 350.000 euro, e piu’ di 3.000 ricette false.
Con l’ accusa di False prescrizioni di farmaci antitumorali in cambio di vantaggi economici, i carabinieri del Nas di Bologna hanno eseguito anche dieci ordinanze di interdizione dalla professione sanitaria , emesse dal Gip del tribunale nei confronti di altrettanti medici universitari ed ospedalieri in servizio presso il policlinico Sant’orsola-Malpighi di Bologna, l’ospedale civile di Bentivoglio (Bologna), l’ospedale «Infermi» di Rimini ed il presidio di guardia medica dell’ausl di Bologna. Sono stati sospesi Pier Paolo Piccaluga, Giovanni Martinelli e Pierluigi Zinzani, tutti del reparto di Ematologia del Sant’Orsola. Sempre al Policlinico; poi ancora il gastroenterologo Carlo Calabrese, che davanti al giudice si è assunto la responsabilità per le ricette firmate da Di Febo, e l’oncologo Francesco Lancewicz; ancora, gli oncologi Achille Panetta, dell’ospedale di Bentivoglio, e Domenico Romano. Interdetti, infine, anche tre camici bianchi della Radioterapia dell’ospedale Infermi di Rimini: Michele Benedetti, Francesco Perini e Alessandro Venturi.
Uno di questi pazienti , purtroppo deceduti, era mio papà e uno di questi bastardi , il dott. Domenico Romano era addirittura un medico dell’ ANT ( l’ ANT non c’entra nulla, anzi loro l’hanno buttato fuori per primi!) , che seguiva il babbo da alcuni mesi , e non avete idea della rabbia cieca che ha investito me e la mia famiglia quando abbiamo saputo che nonostante il decesso venivano ancora fatte ricette a suo nome e che qualcuno andava a ritirare i costosissimi farmaci alla farmacia Lodi di via Andrea Costa. E’ vero , sono poco obiettivo essendo coinvolto di persona ma davvero vorrei incontrare di persona queste carogne, e vorrei essere lasciato solo con loro per un po’ in una stanza chiusa… altro che arresti domiciliari! Ma che razza di bastardi siete a speculare sui malati di cancro e sui morti? Siete peggio degli stupratori, siete dei necrofili e dovreste marcire in carcere per tutta la vita!
(Fonte parziale Repubblica.it del 5/10/2009 e Il Resto del Carlino del 30/10/2009)















01:21
May I link to your post?
09:03
Yes you can!
15:58
La vergogna è che si fatica a trovare i nome dei medici inquisiti, come al solito protetti da vizi di forma e sostanza.Mi permetto di aggiungere che il vero degrado di Bologna è la clinica universitaria Sant’Orsola-Malpighi. Quella sì che è piena di cacche e di medicibbestia.
12:38
in contesti tribali, chi truffa il prossimo o la comunità ed è beccato in flagranza di reato viene linciato sul posto…
pur capendo e condividendo in pieno l’istinto di prendere queste persone a randellate, in contesti più evoluti, come dovrebbe essere il nostro, per reati del genere, una condanna a lavorare per gli altri a pane e acqua per lunghissimo tempo e di notte dormire in cella, dovrebbe servire a punire il gesto, rieducare chi l’ha commesso, preservandoci dalla bestialità della giustizia sommaria…